Servizio televisivo di Carlo A. Inghilleri

RTR Speciale mercoledì 25 Novembre 1998.

Reportage dell’infinito. Giovanni Umicini il fotografo del mistero umano toglie i veli alla sua opera e si racconta in una mostra alla biblioteca di Cadoneghe. Un’esistenza dedicata a rubare frammenti di vita, ad imprigionare l’animo dei luoghi e lo spirito delle persone in un frangente eterno, con una costante; guardare oltre, strappare i luoghi dal loro contesto e sospenderli nel vuoto.

 

D: scampoli di vita imprigionati in un flash, è anche questo un modo per impadronirsi dell’anima di questi luoghi, di queste persone che lei racconta?

Umicini: certo è l’unico metodo, l’essenziale è riuscire ad entrare in tutte le situazioni e riuscire a carpire di quelle situazioni l’essenza primaria e fermarla, anche con una foto sola.

D: Cos’è di una situazione che la ispira, che la colpisce?

Umicini: Questa è una cosa difficilissima da dire, non è tanto la composizione è il contenuto di questa scena soprattutto, e anzi, quasi esclusivamente, se il contenuto è dato dall’uomo e dall’ambiente che lo circonda e lo sovrasta sempre.

Pensieri, emozioni, profili catturati in un frangente eterno, sensazioni che nessuna parola racconterà mai abbastanza.

D: Lei in questa carrellata di fotografie gira il mondo, gira le persone entra in una miriade di situazioni diverse, quale è la costante?

Umicini: E’ l’essere umano, ma come specifica di questa costante oserei dire è la sofferenza dell’essere umano, sofferenza che anche se non si vede esiste, purtroppo non è che siano molto divertenti le mie fotografie anche quelle che sono leggermente gioiose dietro c’è sempre l’ombra della sofferenza.

D: Come mai?

Umicini: Perche non credo che la vita sia tutta rosa.

D: Un sentiero silenzioso di volti, di profumi, in bilico tra il sogno e l’ossessione, la ricerca maniacale della verità, la consapevolezza che la vita è fatta di casi, che la fortuna non ha stile, che l’autunno è solo un istinto della primavera. Ritratti controcorrente in bianco e nero perché l’animo è una sfumatura e risalta nelle ombre.

Umicini: me ne andavo al Sicof alla fiera di Milano a vedere un’esposizione di attrezzature fotografiche, faceva anche molto freddo e quando sono uscito, per caso, appoggiato ad un muro c’era questo essere umano, una bambina, forse zigana, insomma questa bambina che chiedeva l’elemosina, prima ancora che lei mi vedesse io sono riuscito a fotografarla in quella maniera ma poi quando ci siamo incontrati con lo sguardo ho deciso che questa era una delle mie fotografie migliori che mi ricordo sempre e che mi ossessiona ancora.

D: La sensazione che l’obbiettivo sfiori la verità, ma che ancora vi sia qualcosa, oltre, in agguato, dietro l’orizzonte.

Umicini: perché quando vedo qualcuno che gioisce sono veramente contento; poi mi si gela subito il sangue nelle vene però!

D: Un viaggio in un mondo sconosciuto tutto da esplorare: Londra, Milano, Padova, Palermo, New York. Vivi, folli, indifferenti, soli, distratti, imprudenti, perdenti, passionali, veri, ecco chi siamo, senza pietà.

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