In viaggio sulle montagne, fra imprese e scatti fotografici di Vittorio Sella

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Vittorio Sella? Ma non si chiamava Quintino? Le reminiscenze scolastiche spesso portano fuori strada. E fanno credere che il politico e scienziato piemontese — inchiodato allo stereotipo del “ministro della lesina” che non rende affatto giustizia alla sua statura di protagonista dell’800 italiano — sia l’unico Sella degno di nota. Errore. Perché c’è Quintino ma c’è anche Vittorio. E il motivo è presto detto: Vittorio Sella (1859 – 1943) è stato un formidabile viaggiatore, esploratore e fotografo di montagna, ha realizzato, a cavallo tra due secoli, un corpus di opere che ha segnato un punto di svolta nella storia della fotografia mondiale, sia per dimensione (14mila negativi ancora oggi conservati nella sua Biella) che per valenza scientifica ed artistica.
Proprio quest’anno cade il 160° anniversario della pubblicazione da parte del padre di Vittorio, Giuseppe Venanzio, imprenditore e chimico, del primo trattato di fotografia uscito in Italia. Una buona occasione, quella dell’anniversario, per parlare di un altro, imponente volume, uscito due anni fa per i tipi di Idea Books e curato dalla pronipote Angelica Sella per la Fondazione omonima e che è diventato per gli studiosi occasione di rimessa a fuoco dell’opera di Sella e per il grande pubblico motivo di stupore per la riscoperta di un grande italiano.

Ed è davvero emblematica dei fermenti culturali e scientifici dell’Italia di fine ‘800 e inizio ‘900 la storia di Vittorio Sella. Quei fermenti che lui, nato a Biella, respira sin dall’inizio nel clima di casa di quella che si avviava a diventare una dinastia di imprenditori e banchieri giunta senza scosse sino all’oggi del Gruppo Banca Sella. Lo zio Quintino, tre volte ministro delle Finanze, è anzitutto uno scienziato, imprenditore, instancabile promotore di iniziative e fondatore del Club Alpino Italiano.

Su di lui val la pena di aprire qui una parentesi, seppur breve. Sul ruolo di Quintino Sella nella gara per la conquista del Cervino, ampiamente rievocata lo scorso anno in occasione del 150°, getta nuova luce un bel libro del giornalista e storico Pietro Crivellaro. Pubblicato da Laterza con il titolo “La battaglia del Cervino. La vera storia della conquista”, il libro uscito quest’anno presenta documenti inediti frutto anche delle ricerche dell’autore per la mostra “Le montagne di Quintino Sella” e avanza la tesi secondo cui il Sella si adoperò per contrastare l’invadenza degli inglesi sulle “nostre Alpi” in un momento cruciale della nascita dell’unità nazionale italiana, che necessitava di suoi eroi e di sue epopee….continua

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