STORIA DELLA STREET PHOTOGRAPHY IN ITALIA

Per una storia della Street Photography italiana

http://www.fiaf.net/social/2019/02/20/per-una-storia-della-street-photography-italiana/

Nel corso della storia della fotografia il termine “Street Photography” è stato usato molte volte e con declinazioni di significato diversi. Quello che oggi è riconosciuto come “genere” fotografico è databile con l’uscita del volume “Bystander, A History of Street Photography” di Colin Westerbeck & Joel Meyerowitz del 1994.* Infatti se andiamo ad analizzarne i contenuti scopriamo che erano tutte questioni già ampiamente affrontate nelle storie precedenti ma che venivano denominate in altri modi: nel 1966 Nathan Lyons, considerando l’istantanea come una forma d’Arte autentica, organizza la mostra “Toward a Social Landscape”*, nel 1967 John Szarkowski presenta al MoMA “Arbus-Friedlander-Winogrand, New Documents”.* Il primo libro che raccoglie le oggi famosissime immagini di strada di Elliott Erwitt viene pubblicato nel 1972 con il titolo di “Photographs and Antiphotographs”.* Sugli stessi temi la rivista Aperture pubblica nel 1974 “The Snapshot” e nel 1985 “The Human Street”, nel quale, tra l’altro, si accenna ad una convenzionale “Street Photography”.

Nessuna importante storia della fotografia antecedente quegli anni parla di un genere “Street Photography”, di conseguenza chi pratica questo modo di intendere la fotografia si trova ad operare in un settore assolutamente libero da schemi, regole e quella competitività così diffusa nei vari generi “riconosciuti”.

Nella sostanza riprendere persone in spazi pubblici nel loro quotidiano inconsapevoli della presenza del fotografo è alla base di una buona fotografia di strada che nel tempo diventa testimonianza di un vissuto che non si ripete. Nell’immediato queste immagini possono sembrare, ai più, insignificanti ma è appunto il passare del tempo che conferisce loro valore, sopratutto in un contesto di ricerca progettuale.

In Italia nel passato ci sono stati diversi esempi di fotografi precursori di questo genere, più tardi invece quelli che vi si riconoscono e lo praticano consapevolmente.

Il Conte Giuseppe Primoli (1851-1927), attivo fra la fine dell ‘800 e gli inizi del ‘900, è ricordato su tutte le storie della fotografia come uno dei primi capace di cogliere la vita nell’attimo fuggente attraverso le prime vere istantanee.*

Giuseppe Beltrami (1852-1935) di assoluto interesse un album con centinaia di “istantanee”, decisamente moderne per l’epoca, conservate alla Biblioteca  Ambrosiana di Milano.*

Il lavoro di Anna Maria Borghese (1874-1924) che fotografava per suo esclusivo interesse fissando in immagini il mondo per serbarne il ricordo di attimi fuggevoli è stato pubblicato nel 2011 in un pregevole libro che testimonia di un uso consapevole della fotografia in forma di album/diario.*

Dapprima il periodo Fascista e poi un ambiente troppo legato ad una fotografia “estetica” non mettono in luce in Italia casi di particolare interesse, saranno il fotogiornalismo del dopoguerra e la corrente del “Neorealismo” a fornire i migliori esempi.

Dal 1951 al 1966 sul settimanale “Il Mondo” di Mario Pannunzio trovano la pubblicazione le immagini dei migliori fotografi dell’epoca che hanno la possibilità di proporre i loro scatti non espressamente dedicati a momenti di cronaca. Fra i tanti: Piergiorgio BranziGianni Berengo GardinAlfredo CamisaLisetta CarmiCesare ColomboCaio GarrubbaMario DonderoFerdinando SciannaEnzo Sellerio.

Una precisa descrizione della “fotografia di Strada” Italiana nel dopoguerra è l’introduzione di Vicki Goldberg al volume “La Strada, Italian Street Photography”* pubblicato nel 2006. Le fotografie provengono dalla collezione di Keith de Lellis, e comprende i nomi di oltre sessanta fotografi fra nomi autorevoli come: Giuseppe BrunoMario GiacomelliNino MiglioriPaolo Monti, così come di fotografi amatoriali meno conosciuti.

“Milano, Italia” del 1959 di Mario Carrieri (1932) è uno dei pochissimi fotolibri pubblicati in Italia riconosciuto a livello internazionale fra i migliori del mondo. Evidentemente ispirato al  lavoro di Wiliam Klein la sua esplorazione della città è piuttosto tetra e drammatica.*

Degno di nota l’attività del Gruppo 66 (1965-1975) formato da un ristretto gruppo di fotografi Milanesi: Valentino BassaniniGualtiero CastagnolaCarlo CosulichErnesto FantozziMauro FinocchiaroGiovanni Rosa e Giuseppe Seravezza. Scontenti della dimensione dei fotoclub elaborarono un comune progetto alternativo: dare conto della realtà Milanese nella sua quotidianità lontano sia dagli estetismi da “Foto Salone” che dalla Fotografia di Cronaca.*

“London” del 1969 è stato il primo libro fotografico di Gian Butturini (1935-2006) con immagini di strada catturate nella metropoli Londinese. Un libro recentemente riscoperto a livello internazionale da Martin Parr, che ne parla come di “un gioiello trascurato”, includendolo nella sua mostra londinese “Strange and Familiar” (2016) dedicata al “British” visto da fotografi non inglesi, come unico italiano presente insieme a Henri Cartier-Bresson, Paul Strand, Robert Frank e Garry Winogrand.

Roberto Salbitani (1945) nel suo lavoro “La città invasa” (1972-1984) si misura con l’ambiente urbano per rivelare l’aspetto caricaturale offerto dal gigantismo pubblicitario che in quegli anni comincia ad affermarsi rendendo il cittadino suddito del commercio mentre nel ”Viaggio” (1974-1982)* ha una visione piuttosto intimista e vicino all’uomo.*

“Quotidiana”* una mostra del 1991 di Giovanni Umicini (1931) e lo studio della storia della fotografia offre lo spunto a Giampaolo Romagnosi (1966) di fondare nel 1995 a Padova, insieme a Mauro Minotto (1954) e Angelo Tassitano (1967) il gruppo Mignon. In questo caso il riferimento al genere “Street Photography” è diretto e progettuale.

Fuori dagli schemi ricorrenti le esposizioni del gruppo sono sempre tematiche e non per autore e anche quando il progetto è personale, tutto il gruppo vi lavora. Ad oggi sono un centinaio  le mostre collettive e personali organizzate dal gruppo anche per altri fotografi, serate, incontri, corsi e la pubblicazione di molti libri e dal 2006 un corso specifico, il primo del suo genere, sulla fotografia di strada.

Il primo progetto curato da Mignon è una ricerca sul fotografo Giovanni Umicini che si conclude con una mostra nel 1998.*

Nel 1999 entrano nel gruppo Ferdinando Fasolo (1960) e Giovanni Umicini (1931). Viene organizzata la prima mostra collettiva “Fotografie Mignon”*  e inizia il loro rapporto con il fotografo Americano Walter Rosenblum (1919-2006).

Nel 2001 il Centro Nazionale di fotografia di Padova organizza la mostra di Mignon “Altre Umanità”* (con fotografie di: Claudio Amato, Ferdinando fasolo, Mauro Minotto, Giorgio Pandolfo, Giampaolo Romagnosi, Angelo Tassitano, Marco Turetta e Giovanni Umicini) e la personale di Giovanni Umicini “Street Photography” con un catalogo edito da Motta editore e l’introduzione di Naomi Rosenblum.*  Questa mostra sarà poi riproposta a Berlino e a Seravezza.

Innumerevoli le attività successive del gruppo che a partire sopratutto dall’impegno in campo didattico trova il modo per essere in costante attività con nuovi progetti ed un ricambio di autori; nel 2008 entra Fatima Abbadi (1978), nel 2012 Berto Leonio (1963), Giovanni Garbo(1957) e nel 2014 Davide Scapin (1978).

Nel 2016 in occasione della mostra che celebra il ventennale del gruppo al Centro Culturale Candiani di Mestre “20 mignon”* viene organizzata un’ulteriore mostra dal titolo “Crossroads”* che mette insieme autori di mignon con altri esponenti del genere scelti per la loro vicinanza al linguaggio del gruppo. Sono Mary Cimetta (1977), Romeo (Antonio Chiorazzo), Nico Chiapperini (1978), Enzo De Martino(1962), Carmelo Eramo (1973), Stefano Mirabella (1973) e Umberto Verdoliva (1961).

                

Nonostante una vera e propria esplosione a livello internazionale legata al fenomeno della “Street photography” sul Web il gruppo mignon rimane legato ad un approccio diretto fra i fotografi e alla carta stampata nel segno della tradizione.

Umberto Verdoliva (1961) è tra i primi fotografi di strada italiani a farsi notare fotograficamente nel pieno del fenomeno street contemporaneo (2006) per il suo stile classico legato alla fotografia umanista.  Da una consapevole e continua crescita fotografica nel 2013 fonda il collettivo Spontanea che quasi subito diventa stimolo per il genere aprendo la strada alla fondazione di molti altri collettivi. Nel 2016 a Treviso organizza la mostra “100 Attimi. Fotografia di strada” dedicata alla street photography contemporanea italiana, dove seleziona 100 foto di strada di autori emergenti, alcuni facente parte dei principali collettivi esistenti nel periodo (Spontanea, MignonInquadra e Eye Go Bananas) per mostrare la crescita fotografica italiana di questi ultimi anni e porre delle riflessioni comuni su un movimento in continua crescita esponenziale.

Fondato da Philip Koch “Fotografi di Strada” nasce nel 2007 ed è uno dei primi gruppi italiani dedicato al genere sulla piattaforma FLICKR, inseritosi insieme ad altri nell’orbita del famoso gruppo internazionale HCSP, fondato nel 2005. In tempi recenti due degli amministratori, David Wilson (1977) e Christian Grappiolo (1972), hanno trasferito e riassunto quell’esperienza sul sito www.fotografidistrada.com, aggiungendo a riflessioni su un’idea di fotografia, spunti di analisi abbastanza critici e severi sul movimento street che in Italia si stava formando.

Interessante il caso di Davide Mengacci (1948), noto conduttore di trasmissioni televisive che in parallelo alla sua attività professionale riesce a produrre una intensa attività fotografica iniziata nel  1966 e da cui nascono i libri: “La Milano di Davide Mengacci” e “Un fotografo da marciapiede” (2007). La sua è una delle tante conferme di come sia possibile affrontare questo tipo di fotografia e diventare, se assistiti da talento e grande passione, veri e propri esempi, indipendentemente dalla professione praticata. Probabilmente è uno dei motivi più rilevanti della grande affluenza alla fotografia di strada in questi anni da parte di semplici appassionati.

Alex Coghe (1975) si dedica alla fotografia di strada dal 2009, si trasferisce in Messico nel 2010, e si evidenzia in Italia tra i primi a creare una comunità virtuale web dedicata alla street photography, molto attivo sul web attraverso diversi blog instaura nel corso degli anni contatti con i principali marchi fotografici avvicinandoli al genere oltre ad iniziative costanti nel propagandarlo attraverso, contest, magazine, e-book, workshop e formazione di gruppi e collettivi come “la Strada” .

Nel 2015 al Leica Store di Milano viene organizzata una mostra dal titolo “28 Streets”. Oltre agli scatti di alcuni fra i più importanti fotografi  al mondo: Elliott Erwitt, William Klein e Joel Meyerowitz, ci sono autori emergenti sia internazionali: Matt Stuart e Craig Semetko, che italiani fra i quali, i testimonial e docenti del marchio Leica: Marco Casino, Andrea Boccalini, Marc De Tollenaere, Eolo Perfido, Maurizio Beucci, e i finalisti del Leica Talent 2014: Alex Liverani (1985) Leica Talent 2015, del collettivo Inquadra e  Stefano Mirabella (1973) del collettivo Spontanea.

Nel 2016 Alex Liverani è anche il vincitore del primo premio al famoso Miami Street Festival, mentre Davide Albani (1988) del Brussels Street Photography Festival. Gli Italiani che negli ultimi anni arrivano alle fasi finali dei concorsi internazionali cresce vertiginosamente.*

Nel 2016 apre al Museo di Trastevere a Roma “VIA! Fotografia di Strada da Amburgo a Palermo” una mostra che sarà poi itinerante in altre sedi voluta dal Goethe-Institue Italien e che coinvolge 10 fotografi fra cui gli italiani: Mary CimettaMichele LibertiStefano MirabellaGiorgio Scalici e Umberto Verdoliva.

 

 

 

 

 

Ph. Michele Liberti

 

 

Nei più importanti libri internazionali che nel frattempo proliferano sull’argomento gli autori Italiani sono praticamente assenti. Nell’antologia “Street Photography Now”* del 2010 l’unico Italiano presente è Mimi Mollica (1975) presente anche nel successivo “The World Atlas of Street Photography” del 2014 dove risulta la presenza anche dei più noti Olivo Barbieri e Massimo Vitali.

Nel 2017 nel “100 Great Street Photographs”* di David Gibson ci sono Roberto Deri (1974) del collettivo Inquadra e Stefano Mirabella (1973).

Nel 2017 il collettivo Italian Street Photography inizia un’originale iniziativa con l’idea di produrre un magazine “CITIES” utilizzando fotografi locali in ogni città per un’esperienza pratica di produzione condivisa.

Nel 2018 in occasione del conferimento dell’ “International Award of Photography” a Joel Meyerowitz il CRAF di Spilinbergo affianca alla mostra del grande Maestro Americano una mostra del gruppo Mignon a San Vito al Tagliamento dal titolo:“Rethinking the Human Street, La fotografia di Strada come Paesaggio Umano”.

Nel 2018 sono ben 3 i Festival importanti sulla street photography in Italia con autori e ospiti di grande livello (Roma, Milano e Alghero). Oltre alle varie attività quello di Roma si distingue nel presentare una mostra di  un autore  che è stato di grande ispirazione per i fotografi di strada italiani: Marco Pesaresi (1964-2001) sopratutto con il suo libro del 1998 “Underground, un viaggio metropolitano”.*

Non si contano più ormai il numero di collettivi che si ispirano al genere, tanti sono ormai omologati ad un sistema di veicolazione delle immagini mordi e fuggi tipiche dei social network ma non mancano gli autori che riescono a parlare dell’uomo dei nostri tempi associando ai loro progetti mostre e la pubblicazione di libri che rimangono il mezzo ideale per la veicolazione del messaggio fotografico. Ad esempio i due componenti del collettivo “The Strippers” Stefano Pia (1978) che nel 2017 pubblica “Kilometro Zero”* nel quale raccoglie le immagini del suo paese, Mògoro in Sardegna e Diego Bardone (1963) che pubblica “Street Life Milano”* nel 2018, due lavori in contesti diametralmente opposti ma in cui l’uomo è comunque il protagonista.

  

Oggi, nel panorama italiano, ma anche internazionale della fotografia di strada, sembrano essersi inserite realtà interessate soprattutto al potenziale economico del genere, attraverso la produzione e vendita di apparecchi dedicati, o l’organizzazione di festival, corsi, concorsi e addirittura collettivi pilotati allo scopo; questo fenomeno porta secondo molti ad un appiattimento delle proposte che, per ottenere il massimo del risultato in termini “commerciali”, propongono come attrattiva un approccio legato a clichè collaudati e riferiti al lavoro di grandi maestri internazionali (Martin Parr, Bruce Gilden, Alex Webb, Daydo Moriyama fra i tanti). Soprattutto spicca l’utilizzo diffusissimo della formula del “concorso”, che è una contraddizione in termini per questo genere fotografico, negandone l’essenza stessa che non condivide nulla con un approccio di tipo competitivo. Questioni, queste, denunciate anche nel capitolo aggiunto alla nuova edizione del “Bystander, A History of Street Photography” di Colin Westerbeck & Joel Meyerowitz del 2017.

Testo di Giampaolo Romagnosi e i Mignon

 

* NOTE

“Bystander, A History of Street Photography” Colin Westerbeck & Joel Meyerowitz. Bulfinch Press 1994

“Toward a Social Landscape” Nathan Lyons, Eastman House. 1966

“Arbus-Friedlander-Winogrand, New Documents 1967” S. H. Meister, MoMA. 2017

“Photographs and Antiphotographs” Elliott Erwitt, Graphic Society.  1972

“The Snapshot” Aperture 19 n°1. 1974

The Human Street” Aperture n° 101. 1985

“Un fotografo fin de siècle il conte Primoli” Lamberto Vitali, Einaudi  1968

“Giuseppe Primoli, Istantanee e fotostorie della Belle Epoque” a cura di Daniela Palazzoli. Electa 1979

“Moltiplicare l’istante, Beltrami, Comerio e Pacchioni tra fotografia e cinema” a cura di Elena Degrada, Elena Mosconi, Silvia Paoli. Il Castoro 2007.

“Racconto di un’epoca, Fotografie dagli album della principessa Anna Maria Borghese” a cura di Maria Francesca Bonetti, Mario Peliti. Peliti Associati 2011

“Il Mondo dei fotografi 1951-1966” Archivio Fotografico Toscano 1990

“La Strada, Italian Street Photography” Vicki Goldberg, Damiani. 2006

“Milano, Italia” Mario Carrieri. Lerici 1959

“Segni, Storie, Fotografie tra Lecco e Milano – Giuseppe Pessina e il Gruppo 66”. Leonardo Arte 1999

“London”  Gian Butturini, autoprodotto. 1969

“Il Viaggio – Fotografie 1971 – 1994” Roberto Salbitani. A cura di Italo Zannier. Edizioni del CRAF 1994

“Umicini: Quotidiana, Antologia fotografica” Giorgio Segato. Panda Edizioni 1991

“Giovanni Umicini – Fotografie” Cadoneghe, mignon. 1998

“Fotografie Mignon” mignon 1999

“Giovanni Umicini, Street Photography” Introduzione di Naomi Rosenblum. Federico Motta Editore 2001

“Mignon, Altre umanità” Quaderni del Centro Nazionale di Fotografia di Padova n°4, Fotografi Italiani.  2001

“20 mignon” a cura di Davide Scapin. Introduzione di Angelo Maggi. Le Rondini 2016

“Crossroads, a Street Photography Project” a cura del gruppo Mignon. Le Rondini 2016

“Umberto Verdoliva, An Ordinary Day” a cura di Giampaolo Romagnosi. Le Rondini 2016

“100 Attimi, Fotografia di Strada” a cura di Umberto Verdoliva. Museo Casa dei Carraresi Treviso 2016

“La Milano di Davide Mengacci” Cartescoperte. 2007

“Un fotografo da marciapiede” Davide Mengacci, Immedia Edizioni. 2007

“Street Photography Now” Howarth & McLaren, Thames & Hudson. 2010

“The World Atlas of Street Photography” Jackie Higgins, Thames & Hudson. 2014

“100 Great Street Photographs” David Gibson, Prestel. 2017

“Rethinking the Human Street, La Fotografia di Strada come Paesaggio Umano” Introduzione di Angelo Maggi. CRAF 2018.

“Underground, un viaggio metropolitano” Marco Pesaresi, Contrasto. 1998

“Kilometro Zero” Stefano Pia. Soter 2017

“Street Life Milano” Diego Bardone. Edizioni del Foglio Clandestino 2018

“Bystander, A History of Street Photography” Colin Westerbeck & Joel Meyerowitz. Laurence King Pub, III° ediz. 2017

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